Cloud Computing: La rivoluzione scientifica nell'IT

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cloud computing

Dai meandri della rete affiora spesso questa misteriosa parola, cloud computing, termine che risulta difficile da associare a qualcosa di preciso: è una nuova tecnica per la creazione di programmi software? Oppure è una filosofia per un innovativo utilizzo delle risorse come le stampanti e i programmi di videoscrittura? Oppure, ancora, è un'evoluzione del lavoro di gruppo e della collaborazione?

Il cloud computing è una sintesi di quanto appena elencato, è un collective term che definisce una serie di possibilità si sviluppo ed è nata da una innovazione della concezione filosofica delle nuove tecnologie.

 

 

Cloud come una rete di nodi. “Cloud” deriva dal concetto metaforico di Internet, che proviene da quello originario della rete telefonica, intesa come una nuvola di nodi collegati tra di loro. Cloud computing è quindi un'innovazione pratica dove la virtualizzazione gioca un ruolo importante: si tratta infatti di una condivisione di risorse (software, hardware o servizi), da parte di terzi, su una rete. Per essere più precisi prendiamo in considerazione la definizione ufficiale data dal National Institute for Standard and Technology (NIST):

Cloud Computing is a model for enabling convenient, on-demand network access to a shared pool of configurable computing resources (e.g., networks, servers, storage, applications, and services) that can be rapidly provisioned and released with minimal management effort or service provider interaction

 

Una rivoluzione per snellire i computer degli utenti. E' in atto una rivoluzione che cambierà il modo in cui le aziende e le organizzazioni utilizzano le nuove tecnologie, puntando ad “alleggerire” il più possibile il lato client, trasformando il computer dell'utente finale in una semplice interfaccia, facendo girare tutte le risorse sul lato server.

Se prima vedevamo il tutto secondo un'architettura rigida per la quale ogni utente aveva le proprie applicazioni che giravano su un'infrastruttura stabile (il suo computer) ora si è passati a tre modelli differenti.

Il primo viene denominato The Infrastructure Cloud (Infrastructure as a Service – Iaas) e comporta la condivisione delle risorse hardware (oppure dei Sistemi Operativi) in rete. L'esempio più classico è la stampante di rete universitaria o aziendale.

Il secondo è il cosidetto The Platform Cloud (Platform as a Service – PaaS). Questo modello comprende tutte quelle piattaforme dove è possibile sviluppare e rilasciare applicazioni. Quella più famosa è sicuramente Facebook, che è del sottotipo Social Application Platform.

Il terzo modello - The Application Cloud (Software as a Service – Saas) – include tutti quei servizi che permettono di utilizzare applicazioni e salvare file direttamente sul server. L'esempio più intuitivo è Google Docs.

Il modello “finale” al quale bisogna giungere è un misto, una vera e propria nuvola nella quale possiamo condividere risorse di qualunque tipo con altre persone, anche molto lontane fisicamente.

 

Google promotore di una tendenza che va avanti a discapito delle critiche. Il nuovo orientamento non ha attirato solo pareri favorevoli ma anche numerose critiche, soprattutto per i rischi relativi alla sicurezza (in fin dei conti vengono lasciati i propri dati su un server al di fuori del proprio controllo) e all'alto tasso di propagazione dei problemi. (se c'è un problema su un server, vengono coinvolti milioni di potenziali utenti)

Nonostante ciò le aziende hanno cominciato a muoversi nella nuova direzione, alcune sviluppando delle “nuvole private” che permettono ai dipendenti di condividere tutte le risorse, mentre altre, come Microsoft, hanno sviluppato “nuvole pubbliche” (Office Web Apps) seguendo l'esempio di Google, forse il primo vero grande divulgatore di questa rivoluzione copernicana del terzo millennio.

 

 

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