La vendetta delle donne in un videogioco

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La reazione a un’ingiustizia, a un torto, alla maleducazione, alla paura di una violenza può sfociare talvolta nella creatività.

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L’antefatto. Questo è il caso di una trentenne studentessa canadese, Suyin Looui, di origini asiatiche. La ragazza, in una mattinata qualsiasi nel Dicembre del 2007, ha corso un grosso pericolo nella metropolitana di New York: fu avvicinata da un individuo cheprovocandola volgarmente, faceva trasparire le sue intenzioni violente. La ragazza lo ignorò proseguendo il suo tragitto, ma la paura per lo scampato pericolo e la rabbia nata dal desiderio di farla pagare a quell’uomo, scaturirono in lei una voglia di rivalsa molto “particolare”.

L’idea. Prende vita, così, “Hey Baby”, videogioco che si schiera ovviamente in difesa delle donne. Un messaggio diretto all’universo maschile (almeno a una parte) che, con quei modi volgari, quegli sguardi lussuriosi, quegli approcci rozzi, ogni giorno si dedica al gentil sesso. Violenze psicologiche che spesso sfociano nelle più orribili violenze fisiche.

Girl Power. Il gioco appare come una versione rudimentale del famosissimo “Grand Theft Auto”, dove si scorazza liberi per la città. In “Hey Baby”, il nostro avatar femminile si aggira per delle strade piene zeppe di passanti che le riservano commenti più o meno piccanti e spiacevoli presi ovviamente dalla realtà. Non resterà, però inerme, avendo a disposizione un mitra con il quale potrà trasformare la città in un’ecatombe maschile.

Il tutto può sembrare ovviamente sessista e troppo risolutivo, come ammette la stessa Looui ma deve far pensare al tema delle molestie, per lo meno per una sensibilizzazione. Proprio questo è lo scopo della ragazza canadese, farne per tale ideale, un gioco di successo.

Fonti: Repubblica, The Escapist

Ultimo aggiornamento ( Martedì 04 Gennaio 2011 11:27 )  

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