La tecno-spazzatura

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Cellulari, cavi inutilizzati, monitor in disuso, vecchi computer, vi siete mai chiesti
dove vanno a finire questo tipo di rifiuti?

rifiuti elettronici

Greenpeace ha recentemente portato alla luce questa nuova minaccia nel campo dell’immondizia: il boom dei consumi di prodotti tecnologici ha infatti determinato un aumento proporzionale dell’e-waste, i rifiuti derivanti da apparecchiature elettriche ed elettroniche.

Troppo spesso questi rifiuti nocivi finiscono nei paesi in via di sviluppo, come il Ghana, dove vengono abbandonati e lasciati avvicinare senza nessuna precauzione anche da bambini. Il problema dello smaltimento di questi materiali è dovuto alla presenza nei componenti di metalli pesanti e composti chimici pericolosi sia per l’uomo che per l’ambiente come: il cadmio, la plastica in PVC, il piombo e il mercurio. Queste sostanze nocive rendono difficoltoso lo smaltimento e il riutilizzo in condizioni di sicurezza di tali prodotti.

Anche l’Onu ha posto l’accento su questo problema e ha finanziato il sostanzioso programma STEP (Solving The E-Waste Problem), che ha come obbiettivi l'armonizzazione dei quadri legislativi all'ecodesign, lo studio di tecnologie e infrastrutture che facilitino riuso e riciclaggio e un’opera di sensibilizzazione e di divulgazione di know-how.

Anche in Italia il 18 luglio 2008 è stato siglato un accordo tra l’Associazione dei Comuni Italiani (Anci) e il Centro Coordinamento Raee, istituito con il compito di garantire al Paese modalità e condizioni lavorative omogenee il 25 luglio 2005 mediante il Decreto legislativo151. La competenza in materia rifiuti tecnologici, grazie a questo accordo, è passata dalle regioni ai produttori. (http://www.anci.it/index.cfm?layout=sezione&IdSez=10365)

Un'altra iniziativa italiana è quella di Banco Informatico Tecnologico e Biomedico (BITeB) il cui obbiettivo è quello di raccogliere attrezzature d’ufficio come pc, monitor, stampanti, usate ma funzionanti per poi donarli a scuole, università, opere sociali, istituti di formazione sia in paesi in via di sviluppo che in Italia.

Anche Linux, un'associazione senza fine di lucro nata nel 1994 che sostiene la creazione dell’omonimo sistema operativo, ha messo in atto il Progetto e-waste, con lo scopo di recuperare vecchi PC installando il sistema operativo GNU/Linux che per sua natura è molto meno avido di risorse rispetto a Microsoft Windows e permette di essere utilizzato anche su macchine più obsolete.

Ultimo aggiornamento ( Giovedì 02 Luglio 2009 07:09 )  

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